Dì il mio nome.
Potrei ancora girarmi.
Scrivilo su un foglio, sul muro o per terra,
La maggior parte della gente
Non guarda mai avanti quando cammina.
Chiamami e potrei rispondere.
Ma ho molti dubbi
E non credo tu ne abbia più l’intenzione.
Hai mai provato veramente?
Quando sentivo il sapore della paura in bocca
Come un criminale,
Un assassino che tenta invano di uccidere se stesso.
Sono troppo lento per seguire i vostri passi,
Troppo giovane per pensarne di nuovi,
Persino la mia curiosità mi tradisce
E mi lascia indietro.
Quando sa di paura e di nient’altro.
Chi ha ancora del buon senso
Suggerisce le risposte,
Premurosi consigli
Che dovrebbero essere prima di tutto ascoltati,
Non è mai facile accettarli.
E allora si pensa
Una notte e tutto il giorno seguente
Dimenticandosi della propria bocca,
Dello sporco sulle mani
Che non se ne vuole più andare.
Scappano come gatti alla luce del sole
Ma scelgono quale strada prendere.
Da lontano li vedo offuscati
E lentamente sparire.
Non è mai la stessa.
Non è mai la mia.
Quando aveva il sapore di paura.
È stupido lamentarsi.
È un capriccio che nasce dai propri bisogni.
È l’egoismo di un bambino
Che non vuole restare da solo.
Non è mai facile accettarlo.
Ha la faccia più giovane di quello che dimostra
Ma non sa parlare come gli altri,
Sa osservare in silenzio.
È un capriccio ingiusto.
Ma chi vuol condividere la mia sorte?
Ancora scappano lontano come i topi dal pericolo.
La solitudine è una virtù
Per chi non ha sogni nel cassetto.
Ma qualcuno dovrà prima o poi rispondermi,
Alzo gli occhi al cielo
Come sempre, come tutte le volte.
Non sarò uno dei tuoi tanti giullari,
Non giocherò per te con i miei dolori,
Non occuperò il tuo tempo fino alla mia morte.
Resterò chiuso nella mia casa
Ad annoiarti. Non sarò come gli altri, Signore.
In un tripudio di tromboni e lampi
Maledicimi, cacciami, uccidimi,
“chiunque non sia morto giovane merita di morire”.
Ho altro a cui pensare.
Ho delle mani da lavare.
Ho un vuoto da riempire, com’è banale!
Faccio i conti da una vita
Con tutti i santi che ho tirato giù,
Per aver pensato più di una volta
Di essere stufo di respirare.
Ma so bene che un giorno
Mi sveglierò vecchio e amputato
Della mia voglia di restare,
Impotente di poterla realizzare.
Il pensiero è un nemico da cui guardarsi le spalle.
Ipocrita, non sai nemmeno dove andare.
Quando aveva ancora il sapore della paura.
Dov’è il mio cuore?
Nelle mani di chi l’ho lasciato?
Tra le spine di un Cristo emaciato.
Chiedere è ben diverso dall’esigere
Così come aiutare lo è dall’elemosinare.
Pensavo che tutti la pensassero come me,
Non sarebbe stato male,
Pensavo fosse normale.
Ma dicono che così deve e dovrà sempre andare.
È difficile dimenticarsi delle persone
Di come siano fatte,
Del bene e del male.
Tutto mi fa sperare che io abbia torto.
Se guardo di fuori
Non saprei dove riposare gli occhi.
Non è sempre nero.
Questo mi da fastidio.
Amici miei ricordatevi di me,
Non voglio andare via
Senza stringere le vostre mani
Abbracciarvi
E baciarvi sulle fronti.
Dite il mio nome.
Potrei ancora girarmi.
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1 comment:
A testa de cazzo.. vedi de fatte vivo. ;-)
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