Imparo ogni giorno sempre di più
a versare lacrime su queste pagine
ingiallite dal mio umore.
Il mio cuore ormai fiacco
reclama ciò che gli è di diritto,
uno sguardo ad un imprevedibile futuro.
Per la prima volta
il paradiso sembra esser macchiato di nero
e non sei qui con me
per tirarmi fuori dall'oscenità
in cui sbadatamente son caduto.
Ma ho ancora la forza per scrivere queste docili parole d'amore.
Vorrei voltarmi e trovarti sempre nel mio sguardo.
Impaurito da questo silenzio misterioso
seguo le tue orme fino alla fine
mi porteranno dentro te.
Non esistono giusti mezzi per averti
ne tantomeno placidi timori,
io saprò sopportare ancora.
Ma se potessi tornare indietro
commetterò sempre gli stessi errori
perchè non potrò restare a guardare
mentre tu getti via quello che hai di più importante
perchè io penso a te.
Ho ancora la forza di scrivere docili parole d'amore.
Vorrei saperti amare di più.
-------------------------------------------
Sto ascoltando: In the Waiting, dei Zero 7
Mi sento: vuoto
Friday, June 30, 2006
Friday, June 16, 2006
C'è amore in queste parole?
Ricordo che chiamavo la mia famiglia anormale quando forse aveva in se ancora un briciolo di normalità. Ricordo che ogni sera a cena ci sedevamo tutti intorno al tavolo con i nostri piatti davanti al nostro naso e restavamo tutti in silenzio, per tutta la cena dovevamo restare in silenzio, mia madre compresa, perché mio padre doveva vedere e SENTIRE il telegiornale. Per 18 anni non ho mai sentito volare una cazzo di mosca in quella cucina durante la cena. Ricordo che a volte gridavo di non sentirmi un vero figlio perché loro non erano veri genitori, credo di averlo gridato tutte le sere ma ogni volta mia madre piangendo chiamava mio padre per chiedergli di porre fine ai miei atti d’isteria, lui veniva nella mia stanza, mi prendeva, mi picchiava forte ovunque per una quindicina di minuti e se ne andava dicendo che il problema era stato risolto. A 20 anni io quasi tutte le sere venivo picchiato da lui, sgridato da mia madre e schifato da mio fratello. Poi uscivo sbattendo la porta, andavo dai miei amici, non mi confessavo ma cercavo di dimenticare…ci riuscivo sempre a dimenticare, così tornavo a letto la sera stanco e soddisfatto pronto per svegliarmi la mattina seguente e ricominciare tutto da capo. Ricordo di aver sentito dire da mio padre e da mia madre che io ero un fallito senza palle, un poveraccio succhiasangue che non faceva altro che chiedere soldi per andarsi a divertire; che nella loro vita io ero un piccolo puntino nero che però sembrava più grande del previsto; che avrebbero dovuto fermarsi al primo figlio che era così perfetto per loro. Ricordo come una volta mio padre per un piccolo incidente banale in casa si avventò contro di me con la cinta tra le mani gridando che mi avrebbe dichiarato guerra d’ora in poi e che non sarei piu stato parte della famiglia…mi picchiò più forte delle altre volte quella sera ma io non dissi niente, non fiatai, non mi lamentai mai. Ricordo i consigli dei miei amici che mi suggerivano di rispondere con la forza delle parole e delle braccia alle provocazioni dei miei, ma io non ho mai voluto, e ricordo la mia prima volta che tentai di togliermi la vita a causa loro a 16 anni, non ce la feci a finire. Ricordo come una volta dissi loro che più tentavano di educarmi con i loro metodi e più mandavano a puttane la mia vita…mia madre non mi guardò in faccia e fece finta che io non avessi detto niente, mio padre mi disse di andarmene nella mia stanza a giocare al pc. Ricordo il mio odio per loro…cazzo era grande, enorme se avessi avuto la possibilità di ucciderli lo avrei fatto senza pensarci, ricordo che piansi tutta la notte dopo averlo detto. Ricordo che dalla bocca dei miei uscivano parole brutte e cattive per qualsiasi genere di cosa, alcune volte li vedevo litigare e bisticciare, spesso alzando le mani…io prendevo e uscivo di casa in quei momenti, avevo un rifugio dove andare a sfogarmi…una grande valle dietro casa mia dove c’era una piccola altalena scassata, quell’altalena mi ha salvato la vita più di una volta. Ricordo che quando avevo soltanto 12 anni mio padre mi rinfacciava sempre il fatto che non servivo a niente dentro casa, che non avevo amici ed ero asociale e che mi avrebbe mandato a lavorare se non avessi studiato di più…ancora prendevo la scuola seriamente…verso i 17 ho incominciato a fregarmene, le botte e le urla sono raddoppiate…ma non m’interessava, già da un paio d’anni avevo trovato la poesia come compagna. I miei genitori, specialmente mio padre, non hanno mai saputo che io scrivessi…una volta era una sorta di liberazione, ho ancora pagine marchiate da piccole macchie lasciate da lacrime, ora…beh ora non ho più niente. Io ho odiato la mia vita, ho odiato la mia famiglia al punto che per 4 anni non parlai con nessuno di loro, solo per rispondere alle solite domande o quando dovevo giustificarmi di qualcosa. Ricordo che tutte le notti piangevo, non me ne vergogno, per 19 anni tutte le notti ho pianto.
Poi una notte tornai a molto tardi a casa e trovai i miei genitori vestiti che in fretta e furia mi comunicarono che stavano andando all’ospedale: papà aveva dei forti dolori di pancia. Non usci più da quell’ospedale e venti giorni dopo morì di 8 differenti tumori che avevano colpito un po tutti gli organi vitali nel torace. Ricordo che per quei venti giorni andai a trovare mio padre dalla mattina alla sera, ne uscivo stravolto perché ogni giorno lo vedevo peggiorare…sai cosa ti dico?Io ho imparato ad amarlo in quei venti giorni, non per la pietà che mi faceva, non perché mi sentivo obbligato in quella situazione, ma perché per la prima volta mi chiese scusa…mi chiese scusa e mi disse che non avrebbe mai voluto cambiare niente in me, che mi amava così com’ero, che gli piacevo così e che mi considerava tra le persone più belle che lui avesse mai conosciuto…la cosa che mi colpì è che lo disse di sua spontanea volontà e non perché sapeva che era arrivato il suo momento perché lui non ha mai saputo cosa stava succedendo realmente…ogni giorno mi diceva che quando sarebbe uscito saremmo partiti tutti quanti a Londra per cominciare una nuova vita, mi diceva che avremmo passato l’intera estate in giro visitando tutti i paesi che ci piacevano…e io dicevo di si... Il 14 Ottobre del 2005 entrai la sera nella sua camera d’ospedale e lo vidi diverso, la morfina lo rendeva completamente rincoglionito, il volto invecchiato di 100anni. Ricordo le sue smorfie con la bocca e quegli occhi, le parole che non si distinguevano, non era lui…non era più papà…ricordo che mi disse che ero bello quel giorno che mi amava tanto, ricordo il suo bacio sulla guancia e ricordo come ad un certo punto i dottori ci cacciarono dalla sua stanza e come dopo 10 minuti un dottorino ne uscì e disse quelle maledette parole “mi spiace tanto”. Ho raccolto il suo vomito per venti giorni in bacinelle metalliche lucenti, ho accarezzato la sua fronte tutte le volte che lo vedevo soffrire dal dolore, l’ho baciato tutte le volte che uscivo dalla stanza perché avevo paura che quando sarei tornato non lo avrei più ritrovato.
Ti dico una cosa, in questo mondo non c’è una vera logica da seguire, a volte le cose accadono e a volte altre ti cadono addosso con la forza di un pugno allo stomaco, non ci sono schemi che ci orientano e suggeriscono come comportarsi in tutte le situazioni, devi solo aggrapparti forte ad un sogno, seguirlo fino alla morte e non voltarti mai. Io non mi pento di tutte le cose che ho detto ai miei genitori, io non mi pento di niente di quello che ho fatto ma sono contento di non aver commesso niente di cui vergognarmi. Ho imparato ad amare i miei perché il tempo ha deciso che era il momento…non so spiegarti…un giorno capirai che tutto funziona a caso ma che solo di una cosa puoi esserne sicuro: i tuoi genitori anche se non lo dimostrano ti vogliono bene, a modo loro, forse un modo troppo diverso da come lo percepisci te ma ti vogliono bene. Odiali adesso ma non commettere mai qualcosa di cui potresti vergognarti in futuro, odiali ma sii aperta all’amore, trova ogni loro piccolo souvenir da conservare e tienitelo stretto perché poi ti giuro che, una volta che non ci saranno più, ti mancheranno…dio se ti mancheranno.
Sicuramente saranno sbagliati congiuntivi o che cazzo ne so ma non sono mai stato attento a scuola quando insegnavano queste cose. Alcune frasi forse non avranno senso, molto probabile, ma ho scritto tutto in un battito di ciglia ed ho evitato accuratamente di rileggerlo…visto che le lacrime hanno appena smesso di colare(tu non dirlo a nessuno intesi?).
Ciao.
Un consiglio: rifletti ma non riflettere più di tanto sennò diventi come me.
J e s u s,
uno sconosciuto dentro di te.
Siamo passeggeri distratti a volte
Ma non mi sento di dire ingrati.
Con sguardi balenanti nei giorni più cupi
Abbiamo la forza di ridere dei nostri insuccessi.
Eppure qualcosa sta bruciando
In una cristallina evoluzione della mente.
Il fuoco violento essenza della vita
Un amore a cui non puoi rinunciare.
Io voglio vivere, Io voglio soffrire
Cos’altro può fare un uomo?
Dentro di noi l’ira del mistero
Si scatena in fauste cantilene.
Io voglio nascere, Io voglio patire
Cos’altro può chiedere un uomo?
Non sbilanciarti nei tuoi pensieri
Potresti scoprire qualcosa di nuovo.
L’ultima volta sarà sempre una penultima volta
Dovresti saperlo, dovresti esserne felice.
Io voglio vivere, Io voglio soffrire
Io voglio nascere, Io voglio patire.
-------------------------------------
Sto ascoltando: Stand By Me, di Ben E. King
Mi sento: come se avessi finalmente strizzato la spugna
Poi una notte tornai a molto tardi a casa e trovai i miei genitori vestiti che in fretta e furia mi comunicarono che stavano andando all’ospedale: papà aveva dei forti dolori di pancia. Non usci più da quell’ospedale e venti giorni dopo morì di 8 differenti tumori che avevano colpito un po tutti gli organi vitali nel torace. Ricordo che per quei venti giorni andai a trovare mio padre dalla mattina alla sera, ne uscivo stravolto perché ogni giorno lo vedevo peggiorare…sai cosa ti dico?Io ho imparato ad amarlo in quei venti giorni, non per la pietà che mi faceva, non perché mi sentivo obbligato in quella situazione, ma perché per la prima volta mi chiese scusa…mi chiese scusa e mi disse che non avrebbe mai voluto cambiare niente in me, che mi amava così com’ero, che gli piacevo così e che mi considerava tra le persone più belle che lui avesse mai conosciuto…la cosa che mi colpì è che lo disse di sua spontanea volontà e non perché sapeva che era arrivato il suo momento perché lui non ha mai saputo cosa stava succedendo realmente…ogni giorno mi diceva che quando sarebbe uscito saremmo partiti tutti quanti a Londra per cominciare una nuova vita, mi diceva che avremmo passato l’intera estate in giro visitando tutti i paesi che ci piacevano…e io dicevo di si... Il 14 Ottobre del 2005 entrai la sera nella sua camera d’ospedale e lo vidi diverso, la morfina lo rendeva completamente rincoglionito, il volto invecchiato di 100anni. Ricordo le sue smorfie con la bocca e quegli occhi, le parole che non si distinguevano, non era lui…non era più papà…ricordo che mi disse che ero bello quel giorno che mi amava tanto, ricordo il suo bacio sulla guancia e ricordo come ad un certo punto i dottori ci cacciarono dalla sua stanza e come dopo 10 minuti un dottorino ne uscì e disse quelle maledette parole “mi spiace tanto”. Ho raccolto il suo vomito per venti giorni in bacinelle metalliche lucenti, ho accarezzato la sua fronte tutte le volte che lo vedevo soffrire dal dolore, l’ho baciato tutte le volte che uscivo dalla stanza perché avevo paura che quando sarei tornato non lo avrei più ritrovato.
Ti dico una cosa, in questo mondo non c’è una vera logica da seguire, a volte le cose accadono e a volte altre ti cadono addosso con la forza di un pugno allo stomaco, non ci sono schemi che ci orientano e suggeriscono come comportarsi in tutte le situazioni, devi solo aggrapparti forte ad un sogno, seguirlo fino alla morte e non voltarti mai. Io non mi pento di tutte le cose che ho detto ai miei genitori, io non mi pento di niente di quello che ho fatto ma sono contento di non aver commesso niente di cui vergognarmi. Ho imparato ad amare i miei perché il tempo ha deciso che era il momento…non so spiegarti…un giorno capirai che tutto funziona a caso ma che solo di una cosa puoi esserne sicuro: i tuoi genitori anche se non lo dimostrano ti vogliono bene, a modo loro, forse un modo troppo diverso da come lo percepisci te ma ti vogliono bene. Odiali adesso ma non commettere mai qualcosa di cui potresti vergognarti in futuro, odiali ma sii aperta all’amore, trova ogni loro piccolo souvenir da conservare e tienitelo stretto perché poi ti giuro che, una volta che non ci saranno più, ti mancheranno…dio se ti mancheranno.
Sicuramente saranno sbagliati congiuntivi o che cazzo ne so ma non sono mai stato attento a scuola quando insegnavano queste cose. Alcune frasi forse non avranno senso, molto probabile, ma ho scritto tutto in un battito di ciglia ed ho evitato accuratamente di rileggerlo…visto che le lacrime hanno appena smesso di colare(tu non dirlo a nessuno intesi?).
Ciao.
Un consiglio: rifletti ma non riflettere più di tanto sennò diventi come me.
J e s u s,
uno sconosciuto dentro di te.
Siamo passeggeri distratti a volte
Ma non mi sento di dire ingrati.
Con sguardi balenanti nei giorni più cupi
Abbiamo la forza di ridere dei nostri insuccessi.
Eppure qualcosa sta bruciando
In una cristallina evoluzione della mente.
Il fuoco violento essenza della vita
Un amore a cui non puoi rinunciare.
Io voglio vivere, Io voglio soffrire
Cos’altro può fare un uomo?
Dentro di noi l’ira del mistero
Si scatena in fauste cantilene.
Io voglio nascere, Io voglio patire
Cos’altro può chiedere un uomo?
Non sbilanciarti nei tuoi pensieri
Potresti scoprire qualcosa di nuovo.
L’ultima volta sarà sempre una penultima volta
Dovresti saperlo, dovresti esserne felice.
Io voglio vivere, Io voglio soffrire
Io voglio nascere, Io voglio patire.
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Sto ascoltando: Stand By Me, di Ben E. King
Mi sento: come se avessi finalmente strizzato la spugna
Wednesday, June 14, 2006
jesus
Camminavo tranquillo sulla mia strada, con passo lento per godermi la passeggiata, con la mente spenta per non incartarmi in qualche pensiero maldestro. Assaporavo il giorno come se fosse notte, la luce brillava intorno a me ma qualcosa ingrigiva il mio animo, un dolce presentimento. Mi trovai davanti un pub con la bocca asciutta e disidratata e decisi di entrare.
Un vecchio barbuto seduto al bancone con il boccale di birra davanti a se agitava la sua sigaretta seguendola con gli occhi come se fosse intento in un esercizio d'ipnosi, il barista asciugava silenziosamente con uno straccio un bicchiere, il resto del locale vuoto. Varcai la soglia e rimasi fermo in silenzio a guardare perplesso quello squallore quando il vecchio si voltò e disse -jesus ti offro da bere, cosa vuoi?- Mi domandai chi cazzo fosse e come diavolo facesse a conoscere il mio nome ma non riuscii a formulare immediatamente una domanda corretta e senza accorgermene la mia bocca era già aperta -una pinta chiara-siediti qui, affianco a me- disse il vecchio dopo aver ordinato per me porgendo al barista 5 quid -tieniti il resto!- Fece un tiro dalla sua sigaretta e proseguì a parlare -allora, non hai nessuna domanda per me?Ancora non ti sei chiesto perchè io conosco il tuo nome?Ora possiamo finalmente parlare, tu potrai chiedere tutto quello che ti passa nella testa, tutte quelle domande a cui non riesci a dare una risposta, io invece potrò ascoltarti, rispondere quando posso e quando credo che sia giusto...Abbiamo molto da dirci vero?-Chi sei?-ora si che ci siamo!sei di poche parole ragazzo ma vedo che scegli con cura quelle che tiri fuori da quella testolina!- ridacchiò tra se ma non aveva l'aria di una persona che voleva veramente farlo -Ragazzo io sono Dio.- 5 secondi di silenzio…beh credo che mi spettassero di diritto, il vecchio continuò a parlare -cosa ti sta succedendo jesus?cosa ronza nella tua mente?sei distante ultimamente. io ti guardo, io ti seguo.-Io...non lo so...mi sento così debole, così impotente e vigliacco...è come se ci fosse un impedimento che non mi permette di fare il primo passo per qualsiasi cosa perchè spesso non trovo alcun motivo per farlo e rimango ad aspettare nella speranza che qualcuno me ne suggerisca uno, aspetto così a lungo che poi persino la voglia di farlo svanisce...e rimango in questo limbo...saper già che ci rimarrò per sempre mi uccide, il mio destino mi distrugge, il mio futuro non esiste. Perchè mi hai fatto così Pigro?-...perchè sei stupendo, una magnifica creatura. Hai un dono e consiste nella tua ignoranza, tu non sai chi sei e questo ti rende così affascinante ai miei occhi.- Sorrise -tu sai di cosa sto parlando perchè lo senti, lo senti dentro che si smuove, lo percepisci. sto parlando di quella parte di me che ti ho ceduto, quella che stai disperatamente cercando.-io so di cosa stai parlando. l'ho sempre saputo ma come posso trovarla?come posso sconfiggere i demoni dentro di me che lottano affinchè io non ci riesca?-non sono demoni, è paura. hai paura jesus, hai paura di riuscire in uno scopo, hai paura di crescere...sei pur sempre un ragazzo, un ragazzo con una parte dell'anima divina. tu sei lo spirito della sofferenza, rappresenti tutto ciò che puoi trovare nel dolore di splendido...è questa la tua grandezza ma sarà anche la tua disfatta perchè l'uomo che ti ucciderà sarai te.-ma è difficile ribellarsi a se stessi, è difficile trovare qualcosa dentro di me perchè io non ho più niente...avevo dei sogni che mi son stati strappati via con crudeltà dalla passione del tempo, avevo desideri che son stati divorati dalla mia ingordigia, avevo la mia arroganza che è scappata via con la coda tra le gambe. avevo la mia poesia che poi divenne la mia peggior nemica, avevo l'amore che son riuscito a perdere ogni volta che il vento soffiava forte...tu lo sai...sei tu che manovravi il tutto, proprio come una marionetta sono stato costretto a sopportare.-non prendertela con me…io sono sempre solo rimasto a guardare…sei tu che hai lasciato che tutto accadesse, non io. Prenditela con te stesso.- Voltò lo sguardo al bicchiere che teneva in mano, guardò quanta birra ancora mancasse e diede un gran sorso, come se avesse fretta di finire. Io ripresi il discorso –hai ragione…ma allora perché mi hai reso così debole?-tu non sei debole, sei così stupido che neanche te ne rendi conto, tu hai un gran potere, tu sai amare. La tua anima come una spugna assorbe tutta la bellezza del mondo pur sapendo che non ne puoi contenere tanta e non riuscendola a trattenere questa esplode dentro di te facendo saltare via tutte le tue sicurezze e le tue certezze. Questo ti fa credere di essere debole.- Diede un altro gran sorso –esageri sempre!- e scoppiò di nuovo a ridere come un matto da solo mentre io lo fissavo incredulo. Dio è pazzo o perlomeno lo sta diventando. Troppe delusioni ha dovuto affrontare, amare constatazioni del suo fallimento, l’uomo che ha creato è sfuggito al suo controllo divenendo così un essere speciale, fuori da qualsiasi schema, imprevedibile e diabolico, leggero e magnifico. L’uomo ha spezzato le catene che Dio avevo costruito per fermarci, per evitare che la nostra umanità diventasse simbolo di perfezione e arroganza. Dio creò l’uomo, l’uomo si ribellò a Dio e lo uccise privandolo dei suoi sacri valori e infine si proclamò Dio…Lo abbiamo tradito tutti quanti, tutti quanti siamo stati i suoi assassini. –non lo dire!- interruppe i miei pensieri con voce irritata e uno sguardo triste –non dirlo perché non ti è concesso. Il mondo mi apparteneva, la vostra felicità era la mia felicità, la vostra fiducia era il mio godimento…ora sono solo un vecchio ubriacone.-sei tu a rendere il mondo così triste!Il tuo dolore nella perdita e nel fallimento si trasmette nel mondo…solo io riesco a vedere?Le verità stanno crollando, la gente si fa a pezzi solo per il gusto a volte di vedere gli altri soffrire, i pensieri stanno divorando le nostre menti mentre noi siamo distratti davanti ad uno schermo a colori che proietta quello che vorremmo vedere…le parole stanno perdendo i loro significati più importanti e il rispetto per qualsiasi cosa sta svanendo…dimmi, dov’è la bellezza in tutto ciò?-Povero idiota, la bellezza è la speranza di un possibile ma improbabile cambiamento!è la possibilità che qualcosa forse torni ad avere un senso. Jesus tu la senti questa speranza.-il mondo è troppo cattivo per poter cambiare Dio.-il mondo non potrà mai cambiare, non potrà più…ma mi basta sapere che almeno una persona sulla terra provi quello che io provo da un’eternità, mi basta sapere che qualcuno sia disposto ad amare senza chiedere niente in cambio, qualcuno che sappia ancora amarmi…-io, Dio, non ti amo…non dopo quello che mi hai fatto!come speri che io possa amarti dopo che hai giocato con il mio cuore portandoti via lui in quel modo così crudele e infame…volevi insegnarmi ad amare?bravo ci sei riuscito…in venti giorni mi hai dimostrato che era possibile, in venti giorni mi hai fatto ricredere di qualsiasi cosa io prima avessi pensato o detto, in venti giorni hai distrutto la mia famiglia, in venti giorni hai distrutto il mio sogno…in venti giorni me lo hai portato via, trattandolo come un animale, togliendogli quel briciolo di umanità che rimaneva in lui e quel poco di orgoglio che si meritava…come posso amarti?come posso credere che io sia come te dopo che ti sei così tanto divertito alle mie spalle?-…io…volevo soltanto che tu capissi come stavo…non volevo…- Sbattè il boccale vuoto sul tavolo e si nascose tra i suoi pensieri per un istante. Nella profondità del suo respiro capii che mi aveva ormai perso. Si alzò di colpo, indossò la sua giacca e si diresse spedito alla porta ma prima di varcare la soglia si fermò –ricordati di me, ricorda quello che ti ho detto, ricorda di continuare a cercare dentro di te e, perché no, ricorda quello che ti ho insegnato in quei luridi venti giorni. Sempre.- E prima che egli fece il primo passo era già andato.
Guardo crescere le mie ali
Che demoliscono il mio corpo con il loro peso
Sono ancora troppo un uomo
Per poter volare via.
Incrostato nelle mie viscere
L’oro della mia salvezza
Diramato in dolci parole
Di cui spesso dimentico il significato.
Si cade spesso in questo mondo
Sono tante le volte che fatichi a rialzarti
Di più di quelle che sprechi a crescere
Siamo mortali, siamo sinceri
Tutti noi dobbiamo ancora imparare
A diventare dei
Lascia quella pistola da sola
Non farti provocare da quei proiettili
Non lasciarti convincere
Perché siamo comunque sulla buona strada.
Guardo crescere le mia ali
Un giorno mi porteranno via lontano
Ma sono ancora troppo umano
Per poter volare via.
Senza Nome – jesus 2001
Come statue di fango con il tempo ci sciogliamo…e tutto viene gettato via, coprendo con dell’altro fango il nostro singhiozzo di paura…lungo corridoi illuminati di blu cammina il nostro coraggio, solo e sprovveduto, che non ha le palle per uscire fuori e cambiare quello che dovrebbe cambiare…ha una faccia stanca e tesa…irritata dalla polvere che gli viene gettata negli occhi…ruggisce e il suo spavento rompe vetri indesiderati…come ha sempre fatto…grida per vincere una guerra nera, non adatta a noi ma solo a chi non ha gli occhi per osservare i resti di quello che c’è stato, di quello che abbiamo lasciato…sono io stesso a versare le prime lacrime ma non per il dolore e nemmeno per la paura…solo per riemergere da questo mare e tornare la solita statua di fango.
Forse questo sarà il mio ultimo post. Ho deciso di fermarmi a scrivere finchè non riesca a trovare qualcosa che sia meno disperato e triste, che mi faccia superare quell’ostacolo che per ora mi costringe a rappresentarmi e riconoscermi in uno stronzo poeta-maledetto-per forza. Spero che prima poi io ci riesca, le parole mi aiuteranno. Ho provato ad esserlo, ho provato a descrivere ogni mia buona e felice emozione ma credo che io non sia riuscito nel mio intento, spesso frainteso, spesso non capito, spesso evitato. Prima o poi son sicuro di riuscire a diventare di nuovo sereno.
A luka, ti voglio bene e credo che tu mi abbia sempre capito;
a mamma, ti amo più di ogni altra cosa;
a mox, sei stato sempre un vero amico;
a verona, sei stato sempre leale con me, leale e sincero;
a andrea, sappiamo entrambi cosa siamo l’uno per l’altro;
a koki, me fai taja troppo brutto ciccione;
a ludolu, sei troppo dolce per essere vera;
a jay, ma che fine hai fatto?;
a barby, sei troppo vera per essere dolce, ma ti preferisco così;
a primo levi, sieg heil;
a chiunque abbia almeno per una volta sbirciato questo blog;
GRAZIE.
Tornerò.
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Sto ascoltando: la ventola del mio pc che fa un rumore cane
Mi sento: sinceramente....non lo so
Un vecchio barbuto seduto al bancone con il boccale di birra davanti a se agitava la sua sigaretta seguendola con gli occhi come se fosse intento in un esercizio d'ipnosi, il barista asciugava silenziosamente con uno straccio un bicchiere, il resto del locale vuoto. Varcai la soglia e rimasi fermo in silenzio a guardare perplesso quello squallore quando il vecchio si voltò e disse -jesus ti offro da bere, cosa vuoi?- Mi domandai chi cazzo fosse e come diavolo facesse a conoscere il mio nome ma non riuscii a formulare immediatamente una domanda corretta e senza accorgermene la mia bocca era già aperta -una pinta chiara-siediti qui, affianco a me- disse il vecchio dopo aver ordinato per me porgendo al barista 5 quid -tieniti il resto!- Fece un tiro dalla sua sigaretta e proseguì a parlare -allora, non hai nessuna domanda per me?Ancora non ti sei chiesto perchè io conosco il tuo nome?Ora possiamo finalmente parlare, tu potrai chiedere tutto quello che ti passa nella testa, tutte quelle domande a cui non riesci a dare una risposta, io invece potrò ascoltarti, rispondere quando posso e quando credo che sia giusto...Abbiamo molto da dirci vero?-Chi sei?-ora si che ci siamo!sei di poche parole ragazzo ma vedo che scegli con cura quelle che tiri fuori da quella testolina!- ridacchiò tra se ma non aveva l'aria di una persona che voleva veramente farlo -Ragazzo io sono Dio.- 5 secondi di silenzio…beh credo che mi spettassero di diritto, il vecchio continuò a parlare -cosa ti sta succedendo jesus?cosa ronza nella tua mente?sei distante ultimamente. io ti guardo, io ti seguo.-Io...non lo so...mi sento così debole, così impotente e vigliacco...è come se ci fosse un impedimento che non mi permette di fare il primo passo per qualsiasi cosa perchè spesso non trovo alcun motivo per farlo e rimango ad aspettare nella speranza che qualcuno me ne suggerisca uno, aspetto così a lungo che poi persino la voglia di farlo svanisce...e rimango in questo limbo...saper già che ci rimarrò per sempre mi uccide, il mio destino mi distrugge, il mio futuro non esiste. Perchè mi hai fatto così Pigro?-...perchè sei stupendo, una magnifica creatura. Hai un dono e consiste nella tua ignoranza, tu non sai chi sei e questo ti rende così affascinante ai miei occhi.- Sorrise -tu sai di cosa sto parlando perchè lo senti, lo senti dentro che si smuove, lo percepisci. sto parlando di quella parte di me che ti ho ceduto, quella che stai disperatamente cercando.-io so di cosa stai parlando. l'ho sempre saputo ma come posso trovarla?come posso sconfiggere i demoni dentro di me che lottano affinchè io non ci riesca?-non sono demoni, è paura. hai paura jesus, hai paura di riuscire in uno scopo, hai paura di crescere...sei pur sempre un ragazzo, un ragazzo con una parte dell'anima divina. tu sei lo spirito della sofferenza, rappresenti tutto ciò che puoi trovare nel dolore di splendido...è questa la tua grandezza ma sarà anche la tua disfatta perchè l'uomo che ti ucciderà sarai te.-ma è difficile ribellarsi a se stessi, è difficile trovare qualcosa dentro di me perchè io non ho più niente...avevo dei sogni che mi son stati strappati via con crudeltà dalla passione del tempo, avevo desideri che son stati divorati dalla mia ingordigia, avevo la mia arroganza che è scappata via con la coda tra le gambe. avevo la mia poesia che poi divenne la mia peggior nemica, avevo l'amore che son riuscito a perdere ogni volta che il vento soffiava forte...tu lo sai...sei tu che manovravi il tutto, proprio come una marionetta sono stato costretto a sopportare.-non prendertela con me…io sono sempre solo rimasto a guardare…sei tu che hai lasciato che tutto accadesse, non io. Prenditela con te stesso.- Voltò lo sguardo al bicchiere che teneva in mano, guardò quanta birra ancora mancasse e diede un gran sorso, come se avesse fretta di finire. Io ripresi il discorso –hai ragione…ma allora perché mi hai reso così debole?-tu non sei debole, sei così stupido che neanche te ne rendi conto, tu hai un gran potere, tu sai amare. La tua anima come una spugna assorbe tutta la bellezza del mondo pur sapendo che non ne puoi contenere tanta e non riuscendola a trattenere questa esplode dentro di te facendo saltare via tutte le tue sicurezze e le tue certezze. Questo ti fa credere di essere debole.- Diede un altro gran sorso –esageri sempre!- e scoppiò di nuovo a ridere come un matto da solo mentre io lo fissavo incredulo. Dio è pazzo o perlomeno lo sta diventando. Troppe delusioni ha dovuto affrontare, amare constatazioni del suo fallimento, l’uomo che ha creato è sfuggito al suo controllo divenendo così un essere speciale, fuori da qualsiasi schema, imprevedibile e diabolico, leggero e magnifico. L’uomo ha spezzato le catene che Dio avevo costruito per fermarci, per evitare che la nostra umanità diventasse simbolo di perfezione e arroganza. Dio creò l’uomo, l’uomo si ribellò a Dio e lo uccise privandolo dei suoi sacri valori e infine si proclamò Dio…Lo abbiamo tradito tutti quanti, tutti quanti siamo stati i suoi assassini. –non lo dire!- interruppe i miei pensieri con voce irritata e uno sguardo triste –non dirlo perché non ti è concesso. Il mondo mi apparteneva, la vostra felicità era la mia felicità, la vostra fiducia era il mio godimento…ora sono solo un vecchio ubriacone.-sei tu a rendere il mondo così triste!Il tuo dolore nella perdita e nel fallimento si trasmette nel mondo…solo io riesco a vedere?Le verità stanno crollando, la gente si fa a pezzi solo per il gusto a volte di vedere gli altri soffrire, i pensieri stanno divorando le nostre menti mentre noi siamo distratti davanti ad uno schermo a colori che proietta quello che vorremmo vedere…le parole stanno perdendo i loro significati più importanti e il rispetto per qualsiasi cosa sta svanendo…dimmi, dov’è la bellezza in tutto ciò?-Povero idiota, la bellezza è la speranza di un possibile ma improbabile cambiamento!è la possibilità che qualcosa forse torni ad avere un senso. Jesus tu la senti questa speranza.-il mondo è troppo cattivo per poter cambiare Dio.-il mondo non potrà mai cambiare, non potrà più…ma mi basta sapere che almeno una persona sulla terra provi quello che io provo da un’eternità, mi basta sapere che qualcuno sia disposto ad amare senza chiedere niente in cambio, qualcuno che sappia ancora amarmi…-io, Dio, non ti amo…non dopo quello che mi hai fatto!come speri che io possa amarti dopo che hai giocato con il mio cuore portandoti via lui in quel modo così crudele e infame…volevi insegnarmi ad amare?bravo ci sei riuscito…in venti giorni mi hai dimostrato che era possibile, in venti giorni mi hai fatto ricredere di qualsiasi cosa io prima avessi pensato o detto, in venti giorni hai distrutto la mia famiglia, in venti giorni hai distrutto il mio sogno…in venti giorni me lo hai portato via, trattandolo come un animale, togliendogli quel briciolo di umanità che rimaneva in lui e quel poco di orgoglio che si meritava…come posso amarti?come posso credere che io sia come te dopo che ti sei così tanto divertito alle mie spalle?-…io…volevo soltanto che tu capissi come stavo…non volevo…- Sbattè il boccale vuoto sul tavolo e si nascose tra i suoi pensieri per un istante. Nella profondità del suo respiro capii che mi aveva ormai perso. Si alzò di colpo, indossò la sua giacca e si diresse spedito alla porta ma prima di varcare la soglia si fermò –ricordati di me, ricorda quello che ti ho detto, ricorda di continuare a cercare dentro di te e, perché no, ricorda quello che ti ho insegnato in quei luridi venti giorni. Sempre.- E prima che egli fece il primo passo era già andato.
Guardo crescere le mie ali
Che demoliscono il mio corpo con il loro peso
Sono ancora troppo un uomo
Per poter volare via.
Incrostato nelle mie viscere
L’oro della mia salvezza
Diramato in dolci parole
Di cui spesso dimentico il significato.
Si cade spesso in questo mondo
Sono tante le volte che fatichi a rialzarti
Di più di quelle che sprechi a crescere
Siamo mortali, siamo sinceri
Tutti noi dobbiamo ancora imparare
A diventare dei
Lascia quella pistola da sola
Non farti provocare da quei proiettili
Non lasciarti convincere
Perché siamo comunque sulla buona strada.
Guardo crescere le mia ali
Un giorno mi porteranno via lontano
Ma sono ancora troppo umano
Per poter volare via.
Senza Nome – jesus 2001
Come statue di fango con il tempo ci sciogliamo…e tutto viene gettato via, coprendo con dell’altro fango il nostro singhiozzo di paura…lungo corridoi illuminati di blu cammina il nostro coraggio, solo e sprovveduto, che non ha le palle per uscire fuori e cambiare quello che dovrebbe cambiare…ha una faccia stanca e tesa…irritata dalla polvere che gli viene gettata negli occhi…ruggisce e il suo spavento rompe vetri indesiderati…come ha sempre fatto…grida per vincere una guerra nera, non adatta a noi ma solo a chi non ha gli occhi per osservare i resti di quello che c’è stato, di quello che abbiamo lasciato…sono io stesso a versare le prime lacrime ma non per il dolore e nemmeno per la paura…solo per riemergere da questo mare e tornare la solita statua di fango.
Forse questo sarà il mio ultimo post. Ho deciso di fermarmi a scrivere finchè non riesca a trovare qualcosa che sia meno disperato e triste, che mi faccia superare quell’ostacolo che per ora mi costringe a rappresentarmi e riconoscermi in uno stronzo poeta-maledetto-per forza. Spero che prima poi io ci riesca, le parole mi aiuteranno. Ho provato ad esserlo, ho provato a descrivere ogni mia buona e felice emozione ma credo che io non sia riuscito nel mio intento, spesso frainteso, spesso non capito, spesso evitato. Prima o poi son sicuro di riuscire a diventare di nuovo sereno.
A luka, ti voglio bene e credo che tu mi abbia sempre capito;
a mamma, ti amo più di ogni altra cosa;
a mox, sei stato sempre un vero amico;
a verona, sei stato sempre leale con me, leale e sincero;
a andrea, sappiamo entrambi cosa siamo l’uno per l’altro;
a koki, me fai taja troppo brutto ciccione;
a ludolu, sei troppo dolce per essere vera;
a jay, ma che fine hai fatto?;
a barby, sei troppo vera per essere dolce, ma ti preferisco così;
a primo levi, sieg heil;
a chiunque abbia almeno per una volta sbirciato questo blog;
GRAZIE.
Tornerò.
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Sto ascoltando: la ventola del mio pc che fa un rumore cane
Mi sento: sinceramente....non lo so
Sunday, June 11, 2006
Friday, June 09, 2006
Insultato
In un respiro
il ventre del mondo mi aspetta
sotto patetiche ombre
e imbarazzate sfumature
io comincio a disfarmi.
Pieno di pena
accolto dalla vergogna
Senile al punto da cadere a pezzi
la mia mente inventa
banali bugie per mascherare
l'orrida realtà che mi circonda
il mio cervello immagina.
Pieno di pena
accolto dalla vergogna
Spiato e spiare
fra cadaveri e spine
sangue e vino
la sincerità è stata concepita
nell'ultima cantina scoperta.
Pieno di felicità
accolto dalla vergogna
Aspettami qui
voltati e guarda il mio disonore
non lasciare che riaccada
copriti.
-------------------------------------------
Sto ascoltando: Nobody's wife, di Anouk
Mi sento: impazzire, le parole escono senza darmi il tempo di riflettere, la concentrazione è andata a puttane, la mia volontà è crepata in un sogno troppo lungo per poterlo sopportare, ecco le parole tristi che odio tanto che si ribellano, non posso fare niente, sono uno dei tanti malriusciti, l'ho sempre detto brutti scarafaggi.....un saluto dai miei coniglietti scheletrici tutti rosa!dicono "ciao", uccideteli vi prego.
il ventre del mondo mi aspetta
sotto patetiche ombre
e imbarazzate sfumature
io comincio a disfarmi.
Pieno di pena
accolto dalla vergogna
Senile al punto da cadere a pezzi
la mia mente inventa
banali bugie per mascherare
l'orrida realtà che mi circonda
il mio cervello immagina.
Pieno di pena
accolto dalla vergogna
Spiato e spiare
fra cadaveri e spine
sangue e vino
la sincerità è stata concepita
nell'ultima cantina scoperta.
Pieno di felicità
accolto dalla vergogna
Aspettami qui
voltati e guarda il mio disonore
non lasciare che riaccada
copriti.
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Sto ascoltando: Nobody's wife, di Anouk
Mi sento: impazzire, le parole escono senza darmi il tempo di riflettere, la concentrazione è andata a puttane, la mia volontà è crepata in un sogno troppo lungo per poterlo sopportare, ecco le parole tristi che odio tanto che si ribellano, non posso fare niente, sono uno dei tanti malriusciti, l'ho sempre detto brutti scarafaggi.....un saluto dai miei coniglietti scheletrici tutti rosa!dicono "ciao", uccideteli vi prego.
Thursday, June 01, 2006
Imprigionato nella mia visione
In questi momenti
bisognerebbe imparare a tacere
rimanere fermi
come statue di cera
sotto un sole in lutto
e soffrire con ammirazione.
Potrei tirare fuori me stesso da questo incanto
Vorrei lasciare tutto quanto
Tanto tempo fa
c'era un bambino con il mio stesso volto
e con i miei stessi impervi desideri
una tempesta cancellò i suoi timori
diventando d'un tratto l'uomo che ora sdegna
ma è contento di esserlo.
Potrei tirare fuori me stesso da questo incanto
Vorrei lasciare tutto quanto
Imprigionato nella mia visione
vedo cose
Imprigionato nella mia visione
non reagisco
Imprigionato nella mia visione
seguo la corrente
Imprigionato nella mia visione
felice di essere
Imprigionato nella mia visione
libero di contemplare
Potrei tirare fuori me stesso da questo incanto
Vorrei lasciare tutto quanto
-----------------------------------------
Sto ascoltando: Nikita, di Sir Elton John
Mi sento: un cucciolo con fauci troppo grandi per la mia stazza
bisognerebbe imparare a tacere
rimanere fermi
come statue di cera
sotto un sole in lutto
e soffrire con ammirazione.
Potrei tirare fuori me stesso da questo incanto
Vorrei lasciare tutto quanto
Tanto tempo fa
c'era un bambino con il mio stesso volto
e con i miei stessi impervi desideri
una tempesta cancellò i suoi timori
diventando d'un tratto l'uomo che ora sdegna
ma è contento di esserlo.
Potrei tirare fuori me stesso da questo incanto
Vorrei lasciare tutto quanto
Imprigionato nella mia visione
vedo cose
Imprigionato nella mia visione
non reagisco
Imprigionato nella mia visione
seguo la corrente
Imprigionato nella mia visione
felice di essere
Imprigionato nella mia visione
libero di contemplare
Potrei tirare fuori me stesso da questo incanto
Vorrei lasciare tutto quanto
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Sto ascoltando: Nikita, di Sir Elton John
Mi sento: un cucciolo con fauci troppo grandi per la mia stazza
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