Ricordo che chiamavo la mia famiglia anormale quando forse aveva in se ancora un briciolo di normalità. Ricordo che ogni sera a cena ci sedevamo tutti intorno al tavolo con i nostri piatti davanti al nostro naso e restavamo tutti in silenzio, per tutta la cena dovevamo restare in silenzio, mia madre compresa, perché mio padre doveva vedere e SENTIRE il telegiornale. Per 18 anni non ho mai sentito volare una cazzo di mosca in quella cucina durante la cena. Ricordo che a volte gridavo di non sentirmi un vero figlio perché loro non erano veri genitori, credo di averlo gridato tutte le sere ma ogni volta mia madre piangendo chiamava mio padre per chiedergli di porre fine ai miei atti d’isteria, lui veniva nella mia stanza, mi prendeva, mi picchiava forte ovunque per una quindicina di minuti e se ne andava dicendo che il problema era stato risolto. A 20 anni io quasi tutte le sere venivo picchiato da lui, sgridato da mia madre e schifato da mio fratello. Poi uscivo sbattendo la porta, andavo dai miei amici, non mi confessavo ma cercavo di dimenticare…ci riuscivo sempre a dimenticare, così tornavo a letto la sera stanco e soddisfatto pronto per svegliarmi la mattina seguente e ricominciare tutto da capo. Ricordo di aver sentito dire da mio padre e da mia madre che io ero un fallito senza palle, un poveraccio succhiasangue che non faceva altro che chiedere soldi per andarsi a divertire; che nella loro vita io ero un piccolo puntino nero che però sembrava più grande del previsto; che avrebbero dovuto fermarsi al primo figlio che era così perfetto per loro. Ricordo come una volta mio padre per un piccolo incidente banale in casa si avventò contro di me con la cinta tra le mani gridando che mi avrebbe dichiarato guerra d’ora in poi e che non sarei piu stato parte della famiglia…mi picchiò più forte delle altre volte quella sera ma io non dissi niente, non fiatai, non mi lamentai mai. Ricordo i consigli dei miei amici che mi suggerivano di rispondere con la forza delle parole e delle braccia alle provocazioni dei miei, ma io non ho mai voluto, e ricordo la mia prima volta che tentai di togliermi la vita a causa loro a 16 anni, non ce la feci a finire. Ricordo come una volta dissi loro che più tentavano di educarmi con i loro metodi e più mandavano a puttane la mia vita…mia madre non mi guardò in faccia e fece finta che io non avessi detto niente, mio padre mi disse di andarmene nella mia stanza a giocare al pc. Ricordo il mio odio per loro…cazzo era grande, enorme se avessi avuto la possibilità di ucciderli lo avrei fatto senza pensarci, ricordo che piansi tutta la notte dopo averlo detto. Ricordo che dalla bocca dei miei uscivano parole brutte e cattive per qualsiasi genere di cosa, alcune volte li vedevo litigare e bisticciare, spesso alzando le mani…io prendevo e uscivo di casa in quei momenti, avevo un rifugio dove andare a sfogarmi…una grande valle dietro casa mia dove c’era una piccola altalena scassata, quell’altalena mi ha salvato la vita più di una volta. Ricordo che quando avevo soltanto 12 anni mio padre mi rinfacciava sempre il fatto che non servivo a niente dentro casa, che non avevo amici ed ero asociale e che mi avrebbe mandato a lavorare se non avessi studiato di più…ancora prendevo la scuola seriamente…verso i 17 ho incominciato a fregarmene, le botte e le urla sono raddoppiate…ma non m’interessava, già da un paio d’anni avevo trovato la poesia come compagna. I miei genitori, specialmente mio padre, non hanno mai saputo che io scrivessi…una volta era una sorta di liberazione, ho ancora pagine marchiate da piccole macchie lasciate da lacrime, ora…beh ora non ho più niente. Io ho odiato la mia vita, ho odiato la mia famiglia al punto che per 4 anni non parlai con nessuno di loro, solo per rispondere alle solite domande o quando dovevo giustificarmi di qualcosa. Ricordo che tutte le notti piangevo, non me ne vergogno, per 19 anni tutte le notti ho pianto.
Poi una notte tornai a molto tardi a casa e trovai i miei genitori vestiti che in fretta e furia mi comunicarono che stavano andando all’ospedale: papà aveva dei forti dolori di pancia. Non usci più da quell’ospedale e venti giorni dopo morì di 8 differenti tumori che avevano colpito un po tutti gli organi vitali nel torace. Ricordo che per quei venti giorni andai a trovare mio padre dalla mattina alla sera, ne uscivo stravolto perché ogni giorno lo vedevo peggiorare…sai cosa ti dico?Io ho imparato ad amarlo in quei venti giorni, non per la pietà che mi faceva, non perché mi sentivo obbligato in quella situazione, ma perché per la prima volta mi chiese scusa…mi chiese scusa e mi disse che non avrebbe mai voluto cambiare niente in me, che mi amava così com’ero, che gli piacevo così e che mi considerava tra le persone più belle che lui avesse mai conosciuto…la cosa che mi colpì è che lo disse di sua spontanea volontà e non perché sapeva che era arrivato il suo momento perché lui non ha mai saputo cosa stava succedendo realmente…ogni giorno mi diceva che quando sarebbe uscito saremmo partiti tutti quanti a Londra per cominciare una nuova vita, mi diceva che avremmo passato l’intera estate in giro visitando tutti i paesi che ci piacevano…e io dicevo di si... Il 14 Ottobre del 2005 entrai la sera nella sua camera d’ospedale e lo vidi diverso, la morfina lo rendeva completamente rincoglionito, il volto invecchiato di 100anni. Ricordo le sue smorfie con la bocca e quegli occhi, le parole che non si distinguevano, non era lui…non era più papà…ricordo che mi disse che ero bello quel giorno che mi amava tanto, ricordo il suo bacio sulla guancia e ricordo come ad un certo punto i dottori ci cacciarono dalla sua stanza e come dopo 10 minuti un dottorino ne uscì e disse quelle maledette parole “mi spiace tanto”. Ho raccolto il suo vomito per venti giorni in bacinelle metalliche lucenti, ho accarezzato la sua fronte tutte le volte che lo vedevo soffrire dal dolore, l’ho baciato tutte le volte che uscivo dalla stanza perché avevo paura che quando sarei tornato non lo avrei più ritrovato.
Ti dico una cosa, in questo mondo non c’è una vera logica da seguire, a volte le cose accadono e a volte altre ti cadono addosso con la forza di un pugno allo stomaco, non ci sono schemi che ci orientano e suggeriscono come comportarsi in tutte le situazioni, devi solo aggrapparti forte ad un sogno, seguirlo fino alla morte e non voltarti mai. Io non mi pento di tutte le cose che ho detto ai miei genitori, io non mi pento di niente di quello che ho fatto ma sono contento di non aver commesso niente di cui vergognarmi. Ho imparato ad amare i miei perché il tempo ha deciso che era il momento…non so spiegarti…un giorno capirai che tutto funziona a caso ma che solo di una cosa puoi esserne sicuro: i tuoi genitori anche se non lo dimostrano ti vogliono bene, a modo loro, forse un modo troppo diverso da come lo percepisci te ma ti vogliono bene. Odiali adesso ma non commettere mai qualcosa di cui potresti vergognarti in futuro, odiali ma sii aperta all’amore, trova ogni loro piccolo souvenir da conservare e tienitelo stretto perché poi ti giuro che, una volta che non ci saranno più, ti mancheranno…dio se ti mancheranno.
Sicuramente saranno sbagliati congiuntivi o che cazzo ne so ma non sono mai stato attento a scuola quando insegnavano queste cose. Alcune frasi forse non avranno senso, molto probabile, ma ho scritto tutto in un battito di ciglia ed ho evitato accuratamente di rileggerlo…visto che le lacrime hanno appena smesso di colare(tu non dirlo a nessuno intesi?).
Ciao.
Un consiglio: rifletti ma non riflettere più di tanto sennò diventi come me.
J e s u s,
uno sconosciuto dentro di te.
Siamo passeggeri distratti a volte
Ma non mi sento di dire ingrati.
Con sguardi balenanti nei giorni più cupi
Abbiamo la forza di ridere dei nostri insuccessi.
Eppure qualcosa sta bruciando
In una cristallina evoluzione della mente.
Il fuoco violento essenza della vita
Un amore a cui non puoi rinunciare.
Io voglio vivere, Io voglio soffrire
Cos’altro può fare un uomo?
Dentro di noi l’ira del mistero
Si scatena in fauste cantilene.
Io voglio nascere, Io voglio patire
Cos’altro può chiedere un uomo?
Non sbilanciarti nei tuoi pensieri
Potresti scoprire qualcosa di nuovo.
L’ultima volta sarà sempre una penultima volta
Dovresti saperlo, dovresti esserne felice.
Io voglio vivere, Io voglio soffrire
Io voglio nascere, Io voglio patire.
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Sto ascoltando: Stand By Me, di Ben E. King
Mi sento: come se avessi finalmente strizzato la spugna
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9 comments:
questo è soltanto quello che la mia mente vedeva in quel periodo...odiavo così tanto i miei da mascherare la verità, da confonderla...il mondo era una merda per me...ogni loro piccolo gesto, ogni loro parola diventavano piu grandi nella mia testa e ora che metà della mia vita se ne è andata ho solo questi falsi ricordi dentro di me...questo io nn mi perdono..non me lo perdonerò mai.
mi spiace papà se ti vedevo così, so adesso che tu nn lo eri davvero...ciao
j e s u s
i d
quando vieni qua ti offro una birra :)
mo je la devi offrì, è tornato..
è tornato solo pe questo!!
però mox deve ridare i soldi a koki. altrimenti la mia anima lo maledirà a vita uhaaahahahahhahahaaha
uuuuhaaahahahahahha
ao, ma che d'è sto spettro de gastone??
sono frocissimo e puzzo de culo
amore come sei coraggioso!! ti amo
FLAVIA ROMANO FREY
quanto me la farey
sei meyo te pizzi
mah
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